sabato 5 luglio 2008

ANALISI SULL'INDEBITAMENTO DELLE AZIENDE ITALIANE


All'indomani della decisione della Bce di alzare i tassi di Eurolandia al 4,25%, per le imprese è allarme debiti. Nel 2007, secondo un'analisi effettuata dal Centro Studi Sintesi di Venezia sui dati di Banca d'Italia, l'esposizione verso il sistema bancario si attesta intorno ai 779 miliardi di euro. Dal 2000 al 2007 i finanziamenti concessi alle imprese, considerando il complesso dei crediti rilevati da via Nazionale, sono aumentati del 72,4% (48,6% in termini reali al netto degli effetti inflazionistici) con un incremento notevole nell'ultimo anno (+10,6%).

Il dato appare ancora più allarmante per lo stato di salute dell'economia del Paese se si pensa che più delle metà dei finanziamenti concessi al 2007 dal sistema creditizio viene elargito proprio alle imprese (50,6%), una cifra pari a circa il 51% del Prodotto interno lordo Italiano.L'analisi della propensione media agli investimenti evidenzia, invece, una maggiore concentrazione di massa creditizia per impresa nelle province di Milano (414,1 mila euro), Roma (306,3 mila), Brescia (272,1 mila) e Parma (254,7 mila) dove le aziende risultano maggiormente strutturate.

L'analisi per singole realtà locali evidenzia come, tra il 2000 e il 2007, siano state soprattutto le imprese del Centro Italia ad aver richiesto maggiori finanziamenti al sistema creditizio (+79,7%), seguite da quelle localizzate nel Nord-est della penisola (+79,1%). A livello territoriale sono le aziende localizzate nella provincia di Rimini (+158,4%) a primeggiare in questa particolare classifica, seguita dalle imprese ubicate a Grosseto (+124,8%), Siena (+121,3%), Pescara (+119,5%) e Ragusa (+118,2%). Sono invece le imprese del Nord-Ovest e del meridione d'Italia ad ottenere minori finanziamenti registrando in alcuni casi delle performance negative (Torino -15,1 e Siracusa -1,4%).

Quanto ai flussi degli investimenti le imprese italiane chiedono gran parte dei finanziamenti in campo edile o delle costruzioni, e in effetti negli ultimi anni il settore immobiliare ha conosciuto una forte espansione mentre ora è in decisa frenata per effetto del credit crunch seguito alla crisi dei mutui ipotecari subprime americani. Viene destinato, infatti, a questo segmento produttivo, l'edilizia appunto, in media il 46,4% degli impieghi totali concessi. Il 24,4% invece si riferisce ad investimenti di tipo strettamente immobiliare; in questo caso le risorse vengono utilizzate o per l'acquisto degli spazi dove realizzare la produzione o la gestione, ovvero per mero interesse speculativo. Infine, quote inferiori vengono destinate all'acquisto di attrezzature e mezzi di trasporto (17,2%) o ad investimenti di tipo finanziario (12%).

«Con l'aumento del tasso di sconto da parte della Bce per le imprese italiane si prospetta una stagione molto difficile. A queste condizioni - affermano i ricercatori di Obiettivo Credito del Centro Studi Sintesi - il rischio di insolvenza si fa più elevato. Questo non solo a causa dei maggiori tassi di interesse che renderanno maggiormente oneroso il costo del debito pregresso e l'accesso a nuovo credito, ma soprattutto a causa del calo generalizzato dei consumi delle famiglie e dell'aumento delle materie prime che comporteranno ad una contrazione dei profitti aziendali se non a delle vere e proprie perdite». E con il petrolio in viaggio verso i 200 dollari al barile c'è da scommettere che il percorso sarà via via più accidentato.

Victor Di Maria

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