lunedì 21 maggio 2012


Salvatore Giuliano


Ultima modifica: 18/3/2012



Giuliano
Giuliano nacque a Montelepre (provincia di Palermo) nel 1922. Aveva vent'anni quando, verso la fine del 1942, i nazisti cominciarono ad essere sconfitti dagli Alleati. Gli USA si preparavano allo sbarco in Sicilia e consideravano l'ipotesi di trasformare l'isola in uno Stato "indipendente", cioè un loro Paese-satellite. Per mezzo dei gangster italo-americani l'OSS si mise in contatto con la mafia siciliana ed appoggiò il Comitato per l'Indipendenza della Sicilia (CIS), che poi si trasformò in MIS (Movimento Indipendenista Siciliano, detto anche "separatista").
xx
Fra le truppe USA che sbarcarono nel luglio 1943 erano presenti alcuni famosi gangster che circolano in uniforme dell'esercito USA ed esercitano funzioni pubbliche nell'amministrazione alleata d'occupazione (Albert Anastasia, capo della "Anonima Omicidi", VitoGenovese, Lucky Luciano, Max Mugnani).
La carriera di Giuliano come bandito ed eroe popolare cominciò nel 1943, dopo lo sbarco degli USA in Sicilia, con l'uccisione di una guardia del dazio, che voleva sequestrargli un sacco di farina "destinato ai bambini del suo paese", come dice la leggenda, dopo averne lasciato passare un camion pieno (evidentemente di "amici").
Nella foto: Giuliano con Vito Genovese in divisa dell'esercito USA.
Dopo l'omicidio, Giuliano si dà alla macchia e forma una banda nella zona di Montelepre, che diventa il suo "regno". Nel 1943 entra in contatto, per mezzo della CIA e della mafia, con i capi del separatismo siciliano (MIS), guidato da Finocchiaro Aprile e composto da mafiosi e democristiani che hanno eliminato la componente di sinistra in seno al movimento.
Giuliano diventa capo dell'EVIS e mantiene stretti rapporti con il Comando alleato. Nel 1946 rifiuta di deporre le armi malgrado l'accordo fra i separatisti e lo Stato italiano (pretende l'amnistia per sè e per i suoi uomini).

Secondo la versione ufficiale dei fatti, il primo maggio 1947 la banda Giuliano sparò, a Portella delle Ginestre, contro i lavoratori che partecipavano alla tradizionale festa (11 morti, tra cui donne e bambini, 27 feriti).
Questa versione fu accettata ed ampiamente diffusa da tutti i mass media e da tutti i partiti,  nessuno escluso.  Forse soltanto gli abitanti della zona non si lasciarono ingannare, come poi fu dimostrato dal loro comportamento. Migliaia di contadini analfabeti avevano capito ciò che nessuno degli intellettuali e dei politici aveva saputo (o voluto) neanche sospettare.
Eppure sarebbero state alla portata di chiunque alcune elementari riflessioni:
  • Giuliano, all'epoca, aveva l'appoggio della mafia, che era ancora (ma lo sarebbe rimasta ancora per poco) la vecchia "onorata società"
  • tanto Giuliano quanto la mafia fondavano tutto il loro potere sulla solidarietà della popolazione, sulla comune avversione al governo centrale, sul rispetto di codici di comportamento che  in nessun caso  avrebbero ammesso una strage di donne, bambini, uomini pacificamente in festa e disarmati
  • un'azione del genere, oltre ad essere  inconcepibile,  da parte loro sarebbe stata semplicemente  suicida.  Ben diversa sarebbe stata la "Cosa Nostra" importata dagli USA, che infatti finì suicida, disprezzata da tutti, con lo sterminio reciproco delle cosche: all'americana. Una cosa che in Sicilia non si era mai vista
  • Giuliano, in particolare, era – e ci teneva ad essere – un bandito-eroe, Tutto lo dimostra, a cominciare dalla leggenda del sacco di farina "per i bambini". I modelli tradizionalmente accettati e venerati per secoli dal popolo erano del genere del bandito Testalonga, il cui eroismo contrastava con la viltà di spie, delatori e traditori, o del brigante Catinella, un Robin Hood specializzato nel sequestro di ricchi, che divideva il riscatto con la popolazione
  • mai era accaduto in passato, nè mai accadde in seguito, che anche soltanto un uomo venisse ucciso dalla mafia a causa delle sue idee politiche, della sua partecipazione a movimenti sindacali ecc.
  • uomini come Lorenzo Panepinto (1911), Bernardino Verro (1915), Giovanni Zangara e Giuseppe Rumore (1919), Nicola Alongi e Giovanni Orcel (1920), Salvatore Carnevale (1955) furono uccisi in quanto capi "irriducibili" del movimento contadino. L'assassinio (1978) di Peppino Impastato, un altro "irriducibile" che però non fu mai un capo e si limitava a svolgere attività politica, fu opera di Cosa Nostra (il boss Badalamenti, droga, 1978) quando già la vecchia mafia era fuori causa
  • se Giuliano avesse commesso un'infamia come la strage di Portella delle Ginestre, sarebbe stata la mafia stessa ad eliminarlo per non esserne infangata, o a consegnarlo alla polizia, come usava da secoli per sbarazzarsi dei briganti divenuti troppo "ingombranti".


In realtà l'episodio è perfettamente in linea con il terrorismo made in USA e con i suoi gorilla locali. La strage era programmata da circa un anno, per il caso di vittoria elettorale del Fronte popolare, allo scopo di provocare una reazione delle sinistre che "giustificasse" la messa fuori legge del PCI e magari un colpo di Stato, già progettato dalla CIA. Pare che all'azione avessero partecipato agenti della CIA (1), insieme a sei mafiosi, ai quali l'ispettore di polizia Messana aveva consegnato sei mitra Beretta calibro 9; infatti dalle perizie balistiche sarebbe risultato che le vittime erano state colpite da proiettili di calibro 9, mentre la banda di Giuliano aveva armi di calibro 6,5. (2)
La vittoria elettorale dei clerico-fascisti, nel 1948, evitò il ricorso immediato a mezzi estremi; a questi si giunse vent'anni dopo, quando di nuovo si prospettò un'avanzata dei partiti di sinistra e subito cominciò la serie di stragi del "terrorismo nero".

Nel mese successivo Giuliano distrusse 6 sezioni del PCI, che formò una banda di "partigiani" con il compito di catturarlo e fargli confessare "con qualsiasi mezzo" chi erano i mandanti della strage. L'impresa fallì, boicottata dalla popolazione (3).
Nell'aprile del '48, con un manifesto, Giuliano invitò la popolazione a votare per la DC, che in quella zona triplicò i voti.
Dopo l'approvazione dello Statuto regionale (che fu addirittura anteriore a quella della Costituzione italiana), il MIS diventò inutile; dopo la vittoria elettorale della DC nel 1948, Giuliano diventò inutile e imbarazzante, dato il rischio che rivelasse i suoi rapporti con la DC e con il governo italiano.
Fu abbandonato dalla CIA, dalla DC e dalla mafia ed il governo decise di sbarazzarsi di lui. L'esercito, inviato ad occupare la zona di Montelepre, giunse ad arrestare tutti gli uomini del paese, ma l'omertà della popolazione (e probabilmente anche il suo sostegno attivo alla banda Giuliano) fu assoluta. Strana solidarietà, si direbbe, se la gente avesse creduto che la banda di criminali aveva sparato su donne e bambini.
Nel 1950, il suo luogotenente Gaspare Pisciotta lo uccise, d'accordo con i Carabinieri, che poi trasportarono il cadavere nel cortile di una cascina e sostennero di avere ucciso Giuliano mentre tentava di fuggire (però non furono trovate tracce di sangue). Pisciotta fu arrestato pochi giorni dopo.
Per fare di Giuliano un eroe popolare perfetto non poteva esserci di meglio che la sua morte per mano di un traditore. Non mancò molto che diventasse per il popolo un nuovo – e più credibile – Garibaldi. In quegli anni tutte le edicole siciliane vendevano per poche lire certi libriccini del genere La Vera Storia di Salvatore Giuliano, ricchi di episodi eroici ed erotici, in cui il Bandito veniva ricevuto nelle ville di certe "contesse" che gli si offrivano ignude, o infliggeva punizioni esemplari ai vili ed ai traditori (magari i cornutissimi mariti delle medesime "contesse").
Al processo contro la banda, Pisciotta dichiarò di avere ucciso Giuliano, d'accordo con il ministro Scelba e con il colonnello Luca, capo delle forze anti-banditismo in Sicilia. Affermò di aver partecipato alla strage di Portella delle Ginestre e parlò delle promesse fatte a Giuliano per convincerlo a eseguire la strage:
"...Coloro che ci hanno fatto le promesse si chiamano Bernardo Mattarella, il principe Alliata, l'onorevole monarchico Marchesano e anche il signor Scelba, ministro dell'interno. I primi tre si servivano dell'on. Cusumano Geloso come ambasciatore... il tramite fra la banda Giuliano e il governo di Roma era l'on. Marchesano ...".
Pisciotta sosteneva di aver raggiunto un accordo con il colonnello Luca, nel senso di uccidere Giuliano in cambio dell'impunità. Luca sarebbe stato autorizzato dal ministro Scelbaad accettare tale accordo. Pare che queste circostanze ed altre siano coperte dal segreto di Stato.
Dopo queste dichiarazioni Pisciotta aveva paura di essere ucciso ed ottenne di essere isolato in una cella, dove suo padre stava con lui ed assaggiava per primo tutto il cibo che gli veniva portato. Ciò nonostante, nel 1954 fu avvelenato da un caffè alla stricnina. Morì meno di un'ora dopo, senza aver potuto testimoniare nel processo per la strage.
In seguito, sua madre scrisse una lettera ai giornali:
"...mio figlio Gaspare non potrà più parlare e molta gente è convinta di essere al sicuro; ma chissà, forse qualche altra cosa può venir fuori".
Suo fratello tentò di far pubblicare una sua autobiografia (forse scritta in carcere), ma il documento sparì misteriosamente. Per l'uccisione di Pisciotta nessuno è stato mai processato.







Note, riferimenti, link
(1) Atti desecretati della CIA, La Repubblica 10/2/2003.
(2) fonte: Wikipedia, voce "Savatore Giuliano" (da verificare)
(3) fonte: testimonianza diretta di Michele Savi, uno dei "partigiani".

La vicenda di Giuliano è raccontata in un film di Francesco Rosi ("Salvatore Giuliano", 1962), una delle opere migliori del cinema italiano.

Nessun commento:

LIBERI DI CONFRONTARSI

La mia foto

La libertà una conquista da difendere a tutti i costi