sabato 8 novembre 2014

Quale futuro per i beni sequestrati e confiscati alla mafie ? a cura di Victor Di Maria


“Le aziende confiscate alla criminalità organizzata sono oltre 1700, alle quali bisogna aggiungere tutte quelle sequestrate ma non confiscate, più di 5000. Si tratta di una cifra considerevole, che dà un’idea del gran numero di lavoratori interessati dal fenomeno. Queste imprese rappresentano un’opportunità concreta di lavoro che non può essere sprecata. Invece spesso si assiste a un paradosso: attività economiche simbolo del potere mafioso che una volta sequestrate dallo Stato non sono in grado di divenire modelli di legalità economica, garantendo sicurezza sociale ai lavoratori coinvolti”.
Lo ha detto Domenico Posca, presidente INAG – Istituto Nazionale Amministratori Giudiziari, presentando il III Congresso Nazionale dell’Istituto, che si terrà venerdì 7 novembre alle ore 9.30 presso il Salone d’Onore del Comando Generale della Guardia di Finanza (Caserma Sante Laria, Piazza Armellini 20 – Roma).
“In Italia l’economia sommersa, la pervasività della criminalità mafiosa, il malaffare e la corruzione hanno un costo pari a circa il 27% del PIL.
Le imprese sequestrate e confiscate – continua il numero uno dell’INAG – devono diventare presidi di legalità democratica ed economica, punto di riferimento capace di garantire un lavoro dignitoso e legale in territori spesso dilaniati dalla presenza mafiosa. Perché ciò sia possibile, è necessario che i fondi FUG confiscati siano messi a garanzia di interventi bancari a sostegno delle aziende. E ancora, sgravi contributivi per regolarizzare i lavoratori a nero delle imprese sequestrate; l’affidamento della gestione degli immobili a un soggetto pubblico professionale, come un fondo immobili confiscati, che eviti il loro abbandono; dati precisi sui beni sequestrati e confiscati”. “Il progetto di legge allo studio della II Commissione alla Camera va in direzione della tutela dei lavoratori e delle lavoratrici con accesso universale agli ammortizzatori sociali, oltre a prevedere incentivi per l’emersione alla legalità dell’azienda fin dalla fase giudiziaria, con l’obiettivo di salvaguardare l’attività produttiva. Appare auspicabile – conclude Posca – che il quadro di regole operative contenuto nel progetto possa essere rapidamente varato”.

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